JOHNSON RIGHEIRA: UN NUOVO CAPITOLO MUSICALE
“Chi troppo lavora (non fa l’amore)” è il titolo del recentissimo brano di Johnson Righeira. Scritto e realizzato in collaborazione con Albi e Carota de Lo Stato Sociale, ed Edo Castroni, il pezzo incarna lo spirito originale e anticonvenzionale dell’artista, mescolando suoni pop tipici degli anni ’80 con testi evocativi di relax, vacanze e spensieratezza. Abbiamo avuto l’opportunità di conversare con Righeira, discutendo non solo di questo ultimo singolo, ma anche dei suoi progetti futuri e della recente performance dell’artista sul palco del Festival di Sanremo, dove ha collaborato con i Coma_Cose per reinterpretare il brano “L’estate sta finendo”.
L’ISPIRAZIONE DEL NUOVO BRANO
Johnson, l’idea di “Chi troppo lavora non fa l’amore” come è nata?
L’idea è partita da Albi e Carota de Lo Stato Sociale, che penso abbiano pensato a me dopo il nostro incontro. La proposta mi ha immediatamente colpito e così abbiamo iniziato a svilupparla insieme, coinvolgendo anche Edo Castroni.
LA VISIONE MUSICALE
Cosa ti ha colpito della loro visione creativa?
Abbiamo avuto esperienze simili, soprattutto in contesti musicali diversi. Ho constatato che giovani artisti come i Coma_Cose hanno un background sotterraneo, che poi si traduce in una musica pop moderna. Lavorare con loro mi ha permesso di esplorare una visione degli anni ’80 molto più contemporanea, donando una freschezza al mio sound.
GIOCARE CON IL TEMPO
Il brano ha una chiara influenza degli anni ’80, ma suona molto attuale. Quanto è divertente per te giocare con diverse epoche musicali?
È sempre stato un aspetto fondamentale per me, ritengo di essere un futurista. La musica rappresenta ciò che ci circonda e, per me, il tempo è una dimensione in continua evoluzione. Mi piace provocare e utilizzare l’ironia per dire cose che sono apparentemente sciocche ma, in fin dei conti, hanno un significato profondo. Se avessi una macchina del tempo, porterei ascoltare i Kraftwerk a Filippo Tommaso Marinetti!
UNA FILOSOFIA DI VITA
Il titolo del brano suona quasi come una filosofia di vita. Qual è il tuo rapporto con l’ansia e la produttività?
Ammetto di avere un rapporto negativo con la frenesia. Prima di partire per un viaggio, spesso mi sento sopraffatto, tanto da dover trovare momenti di calma per affrontare la situazione. Pur dichiarandomi futurista, mi sento più a mio agio con la lentezza.
CONSIGLI PER UNA VITA PIÙ SERENA
Se potessi dare tre consigli per vivere alla Righeira, quali sarebbero?
Sicuramente non prendere troppo sul serio le cose, rimandare ciò che può aspettare a domani e non aver paura di innamorarsi e vivere emozioni forti.
LA SCINTILLA DELLA MUSICA
Sono passati 40 anni da “Vamos alla Playa”, eppure il tuo stile continua a evolversi. Come si mantiene viva la scintilla?
La musica pop è intrinsecamente legata alle realtà che ci circondano. È un genere dinamico che cambia evolvendo, così come cambia la società. Non c’è molto da fare, se non trarre ispirazione da ciò che si osserva.
IL RITORNO A SANREMO
Hai recentemente partecipato al Festival di Sanremo con i Coma_Cose. Com’è nata quella collaborazione?
L’idea per il brano “L’estate sta finendo” è partita dal mio staff, che ha contattato le case discografiche per proporlo. I Coma_Cose hanno accolto l’invito e collaborare con loro è stata una grande gioia.
EMOZIONI SUL PALCO
Quale effetto ha avuto su di te tornare su un palco così importante?
È stata un’esperienza incredibile. Tornare all’Ariston, dopo quasi 39 anni, è stato emozionante. Ogni volta che ci salgo, le vibrazioni sono uniche e speciali. Anche se ci sono aspetti pratici che mi fanno innervosire, l’emozione prevale.
NUOVA STAGIONE CREATIVA
Dopo il 2019, hai intrapreso diversi progetti, compreso un brano per Lo Zecchino d’Oro. Ti senti in una nuova fase creativa?
Assolutamente. Ho cambiato vita durante il lockdown, trasferendomi in campagna, dove ho trovato ispirazione e clamore. Questo silenzio mi ha permesso di rifocalizzarmi e rinnovare il mio desiderio di creare, portandomi a realizzare anche nuovi progetti al di fuori della musica, come una mia etichetta e prodotti alimentari.
UN SOGNO INDUCENTE
Se potessi scegliere un artista moderno per un featuring, chi sceglieresti?
Il mio sogno sarebbe di collaborare con John Joseph Lydon, noto come Johnny Rotten. Se riuscissi a realizzarlo, considererei quella la mia cima artistica.
RICORDI DEL PASSATO
Ripensando ai tuoi primi concerti, che ricordo hai del tuo primo guadagno?
Il mio primo concerto risale agli anni ’80 a Firenze. Ricordo di aver investito tutto il mio guadagno in strumenti musicali giocattolo e di aver invitato alcuni compagni di classe per non sentirmi solo sul palco.
UN’ESTATE IDEALE
Se potessi organizzare la tua estate ideale, come sarebbe?
La immagino su un’isola con un mare splendido, qualche ristorante e discoteche tranquille, senza auto, solo biciclette o monopattini per esplorare.
VIVERE CON MENO FREQUENZA
In conclusione, cosa dovremmo imparare dalla tua canzone “Chi troppo lavora non fa l’amore”?
Dovremmo iniziare a vivere con meno fretta. Ho notato che, anche se sei in città, è l’ambiente stesso a portarti a un ritmo frenetico. In campagna, si vive diversamente, godendo la lentezza che consente di apprezzare ciò che ci circonda e i dettagli che spesso sfuggono.